Suzuki GSX750 – 1982

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La serie GSX di Suzuki rappresenta uno dei passaggi tecnici più importanti nella storia delle motociclette giapponesi degli anni Ottanta. Con l’introduzione dei motori a quattro tempi a quattro valvole per cilindro, la casa di Hamamatsu compie un enorme salto tecnologico rispetto alla precedente serie GS, inaugurando una nuova generazione di moto sportive più potenti, sofisticate e moderne.

I primi modelli Suzuki GSX750 arrivano sul mercato nel 1980 e diventano immediatamente il simbolo dell’evoluzione tecnica Suzuki nel settore delle maxi quattro cilindri.

La precedente serie GS aveva rappresentato la prima vera offensiva Suzuki nel mondo delle motociclette quattro tempi. Erano moto robuste, affidabili e molto apprezzate, costruite secondo quello che all’epoca veniva definito il concetto di “Universal Japanese Motorcycle”: quattro cilindri in linea, raffreddamento ad aria, telaio tradizionale e grande versatilità.

Con la GSX, però, Suzuki cambia completamente approccio.

La nuova serie nasce con un obiettivo preciso: aumentare le prestazioni e competere direttamente con le sportive più avanzate prodotte da Honda, Kawasaki e Yamaha.

La vera rivoluzione della GSX era racchiusa nella sua sofisticata testata TSCC (Twin Swirl Combustion Chamber).

Suzuki abbandona la classica camera di combustione emisferica a due valvole della serie GS e introduce una moderna configurazione a quattro valvole per cilindro con pistoni a cielo piatto.

Il sistema TSCC utilizzava una particolare conformazione della camera di combustione studiata per generare un vortice controllato della miscela aria-carburante.

Questo permetteva:

  • combustione più rapida;
  • migliore propagazione del fronte di fiamma;
  • maggiore efficienza termica;
  • incremento di coppia e potenza;
  • consumi più contenuti rispetto alle concorrenti dell’epoca.

Una soluzione estremamente avanzata per i primi anni Ottanta, derivata direttamente dall’esperienza Suzuki nelle competizioni.

Un’altra importante evoluzione tecnica riguardava il comando valvole.

Nei precedenti motori GS le valvole venivano azionate direttamente dagli alberi a camme tramite il classico sistema “shim and bucket” (pastiglie e bicchierini). Nei motori GSX, invece, Suzuki introduce dei corti bilancieri a forcella.

Questa soluzione permetteva:

  • un angolo valvole più stretto;
  • camere di combustione più compatte;
  • minori dispersioni termiche;
  • maggiore efficienza agli alti regimi.

Pur condividendo gran parte della struttura di base con i vecchi motori GS, i nuovi propulsori GSX risultavano decisamente più moderni e performanti.

Nel 1983 Suzuki presenta la nuova generazione della Suzuki GSX750ES, considerata da molti la prima vera sportiva moderna della casa giapponese.

Disponibile sia in versione naked GSX750E sia semi-carenata GSX750ES, questa moto introduce una serie di innovazioni tecniche che per l’epoca risultavano avveniristiche.

La nuova GSX750 ottenne recensioni entusiaste dalla stampa specializzata, diventando una delle sportive più apprezzate dai collaudatori dell’epoca.

Sfortunatamente per Suzuki, il debutto coincise con l’arrivo della rivoluzionaria Honda VF750 a motore V4, che monopolizzò gran parte dell’attenzione del mercato.

La GSX750ES del 1983 era equipaggiata con soluzioni tecniche che fino a pochi anni prima appartenevano quasi esclusivamente al mondo delle competizioni:

  • forcella anteriore anti-dive regolabile ad aria;
  • sospensione posteriore “Full Floater” monoammortizzata;
  • freni a disco anteriori e posteriori;
  • indicatore livello carburante;
  • indicatore marcia digitale;
  • posizione di guida sportiva ma relativamente comoda.

La ciclistica risultava precisa e moderna, capace di gestire senza difficoltà le prestazioni del quattro cilindri Suzuki.

Uno degli elementi più caratteristici della GSX750 del 1983 era la ruota anteriore da 16 pollici.

Suzuki fu tra i primi costruttori a portare su larga scala questa soluzione derivata direttamente dalle moto da Gran Premio 500.

L’obiettivo era migliorare:

  • rapidità nei cambi di direzione;
  • riduzione dell’effetto giroscopico;
  • impronta a terra in piega;
  • agilità alle alte velocità.

Sulla carta il progetto era molto interessante, ma nell’utilizzo reale emersero alcuni limiti.

Su asfalti sconnessi la ruota da 16” tendeva infatti a trasmettere una certa instabilità all’avantreno, motivo per cui questa soluzione venne progressivamente abbandonata negli anni successivi.

I modelli più iconici della serie furono senza dubbio la Suzuki GSX750 e la Suzuki GSX1100.

Le due moto condividevano gran parte della ciclistica e dell’impostazione generale, differenziandosi principalmente per la cilindrata e il carattere del motore.

La 750 risultava più agile e sportiva, mentre la 1100 offriva una coppia impressionante e prestazioni da vera maxi dell’epoca.

Entrambe contribuirono in maniera decisiva alla reputazione sportiva di Suzuki negli anni Ottanta.

A distanza di oltre quarant’anni, la GSX750 conserva un fascino particolare.

È una moto che rappresenta perfettamente il periodo di transizione tra le classiche quattro cilindri degli anni Settanta e le future supersportive moderne.

Possiede ancora:

  • il carattere ruvido delle moto raffreddate ad aria;
  • una meccanica relativamente semplice;
  • linee tese ed aggressive;
  • un motore pieno di personalità;
  • un’impostazione sportiva autentica.

Per molti appassionati e restauratori, la GSX750 resta una delle Suzuki più interessanti e sottovalutate dell’epoca d’oro delle maxi giapponesi.

Caratteristiche tecniche GSX750 1982

Caratteristiche tecniche e prestazioni :
Tipo motore quattro cilindri in linea raffreddamento a aria e olio SACS (Suzuki Advanced Cooling System)
Cilindrata 750 cm³
Alesaggio x corsa 70 x 48,7 mm
Rapporto di compressione 10.8:1
Distribuzione DOHC, 16 valvole
Potenza 86 cv/9500 rpm
Coppia 67 Nm/8500 rpm

Freni anteriori  doppi dischi
Freni posteriori disco singolo
Sospensione anteriore forcella teleidraulica
Sospensione posteriore doppio ammortizzatore pluriregolabile

Velocità 218 km/h
Accelerazione 0-400m 11.7 s

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