La Classic 350 parte dalla base tecnica della Meteor 350 ma è in pratica l’equivalente indiano della Imperiale 400, ovvero una moto costruita con i canoni degli Anni 50. Brava la Casa Indiana a realizzare una moto dal sapore del passato, un gioco di prestigio affidato ai dettagli: il serbatoio, la sella, il faro, la forcella, i parafanghi, le ruote a raggi con anteriore da 19” e posteriore da 18” , ma anche la cassa filtro, la finitura del motore e naturalmente la verniciatura. Il genere può piacere o meno, ma non si può negare che la Classic 350 sia una bella moto, realizzata con gusto ed equilibrio e con una bella presenza, soprattutto in relazione al prezzo inferiore a quello di molte 125 4T.
Certo, il fatto di aver aperto un centro stile in Inghilterra, l’ex madrepatria, aiuta molto. Ma ciò non toglie che la sostanza arrivi dall’India: Royal Enfield sembra aver ereditato dagli inglesi la cura per i dettagli e le finiture e una certa inclinazione per la solidità. Le leve al manubrio, il telaio e la sella sono generosamente dimensionati, senza che si abbia mai l’idea del grosso per il puro gusto di esser grosso come su certe moto cinesi: gli indiani non cedono alla lusinga degli accessori , preferendo la cura generale agli orpelli. Per gli indiani la moto è il primo mezzo di locomozione e non deve rompersi; per cui meno cose non indispensabili ci sono, meglio è.
La Classic 350, che si rifà stilisticamente a un modello storico, la G2, incarna alla perfezione la filosofia costruttiva indiana, molto legata alla tradizione: buon acciaio, soluzioni semplici ma affidabili e prestazioni sufficienti. Il telaio è monotrave sdoppiato, la forcella da 41 mm sembra più grande grazie agli steli carenati e dietro c’è un doppio ammortizzatore. I due freni a disco (da 300 e 270 mm) sono azionati da pinze ByBre; un interasse di 1.390 mm e un peso in ordine di marcia di 195 kg, l’altezza sella 805 mm .
La Classic 350 ha una postura all’europea, in senso tradizionale ovviamente, con le pedane moderatamente arretrate, la seduta centrale e il busto appena puntato in avanti.
Questo è un monocilindrico a corsa lunga raffreddato ad aria e olio, con alimentazione ad iniezione elettronica, distribuzione monoalbero su rulli con due valvole e doppia accensione. Tutto il progetto è volto a massimizzare non le prestazioni ma l’efficienza, un fattore d’acquisto fondamentale sul mercato indiano. Non per questo parliamo di un motore sgradevole: la tonalità di scarico è piacevole, le vibrazioni a manubrio e pedane appena accennate e assolutamente non fastidiose, la coppia non abbondante ma nemmeno scarsa. Certo l’allungo non è il suo forte, ma su una moto come la Classic non si sente il bisogno di tirare le marce.
La guida in sella alla Classic 350 è rilassante. La strumentazione è basilare, con un tachimetro a lancetta e uno strumento digitale che riporta solo ora e distanze totali e parziali; la sella è ampia e comoda. Il peso, che non è ridottissimo, si sente però solo in manovra dove l’ampio angolo di sterzo comunque aiuta molto. La postura è come detto molto tradizionale, con il busto completamente esposto alla pressione dell’aria, comunque poco fastidiosa visto che le velocità ideali della Classic sono comprese tra gli 80 e i 120 km/h.
Rispetto alle moto a cui siamo abituati, a queste velocità il mondo scorre in maniera diversa ma niente affatto sgradevole. Se l’asfalto non è troppo sconnesso le sospensioni della Classic 350 lavorano piuttosto bene, mentre se è richiesto più affondamento il doppio ammortizzatore posteriore mostra il fianco. Si guida con lo stile di una volta, stando centrali in sella e sporgendo il busto verso l’interno curva; dove si possono raccordare le curve nelle ultime marce giocando col gas e il freno posteriore ci si diverte; le staccate non sono redditizie, anche perché il disco anteriore frena discretamente a patto di tirare molto la leva.
Il motore non ha assolutamente nulla di sportivo, e prestazioni a livello di un buon 125 4T. Molto lento a prendere giri e con una elasticità modesta per via dei rapporti lunghi, non agevola le manovre che prevedano rapide variazioni di velocità, mentre nei cambi di direzione il passo corto consente una grande manovrabilità, e i limitati trasferimenti di carico le regalano una precisione nel prendere la linea veramente soddisfacenti. La Classic 350 aiuta insomma a entrare in curva e ad affrontare le rotonde con facilità; la ridotta escursione delle sospensioni fa comodo in frenata.
In città la Classic 350 sa districarsi bene grazie alle ruote di grande diametro, all’ampio raggio di sterzo e alla sella confortevole. Il motore è immediato nell’utilizzo, anche se lo scarso allungo richiede di ricorrere spesso al cambio e la frizione non è come detto troppo morbida. Le dimensioni compatte e la facilità di mettere i piedi a terra sono comunque d’aiuto in tutte le situazioni in cui serve divincolarsi a bassa velocità.
Anche in autostrada la situazione è sorprendentemente buona. La Classic 350 non raggiunge i 130 km/h, ma i 110 km/h si possono tenere all’infinito, senza sforzare il motore e con un margine per qualche sorpasso. La posizione non è affaticante, e volendo si può attingere al catalogo degli optional per montare il parabrezza e il portapacchi. Inoltre i consumi stanno tranquillamente sopra i 30 km/l, che con 13 litri nel serbatoio significa arrivare a percorrere anche 400 km.
Insomma, davvero una moto senza complessi nonostante le prestazioni modeste. Con la sua linea personale e le sue dimensioni compatte la Classic 350 può piacere un po’ a tutti, sa coniugare relax e divertimento, con una buona abitabilità e una guida semplice e sincera.
Proprio la semplicità è la caratteristica che meglio definisce questa Royal Enfield.
Articolo nato in omaggio alla Classic 350 che mi ha accompagnato lungo i 1600 chilometri della Mille Miglia in moto 2026. Una moto che mi ha fatto scoprire il piacere del viaggiare per il gusto di farlo, di stare in sella senza avere sotto il sedere mille cavalli e, guarda un po’, di godere, lo stesso e forse di più del viaggio. E non intendo il viaggio dei mangia chilometri, non intendo necessariamente la lunghissima percorrenza in giornata da esibire più come status-symbol dell’essere fighi, ma un viaggio solo per piacere di stare in sella ed ammirare il paesaggio, dove non importa andar veloci, dove si dimentica l’orologio. Quando si sale su una moto si pensa al piacere dell’adrenalina, al piacere di sentirsi strappare via il manubrio dalle mani ad ogni accelerata, on la Classic 350 dimenticate tutto questo qui si viaggia al ritmo di un pezzo di Tullio De Piscopo andamento lento. In un’epoca in cui tutto è veloce essere un po’ più lenti diventa una ricchezza, prima di tutto per l’anima.
Girata la chiave , azionato la start, , il piccolo mono borbotta , tolto il cavalletto, si ingrana la prima e senza troppe menate ci si avvia , verso le strade di quella collina che abbiamo sempre desiderato percorrere , senza fretta ma ammirando il territorio ed assaporando gli odori che penetrano da sotto il casco. La posizione in sella è comoda, con la Classic si usano poco cambio e freni , iniziano le curve ed è sufficiente aprire e chiudere il gas al bisogno per una guida rilassata.
Allego foto dell’originale e della mia customizzata , manubrio ribassato di 2,5 cm, specchietti , parafango anteriore corto, collettore di scarico fasciato, scarico Leovince, e albero a camme modificato per avere più coppia in basso.













