Ci sono giornate che un appassionato di motori attende per mesi e che, una volta vissute, rimangono impresse nella memoria per sempre. Quella trascorsa oggi all’Imola Motor Legend è stata una di queste.
Per descrivere ciò che ho provato mi vengono in mente le parole di una celebre canzone di Antonello Venditti: “Benvenuti in Paradiso”. Ecco, è esattamente così che mi sono sentito varcando i cancelli dell’Autodromo Internazionale Enzo e Dino Ferrari di Imola.
Era da tempo che non provavo emozioni così intense. Per molti, l’odore di benzina, olio e gomme potrebbe risultare fastidioso; per me è l’esatto contrario. È energia pura. È una scarica di adrenalina che attraversa il corpo e risveglia quella passione che accompagna ogni vero amante del motorsport.
Alle 8:30 del mattino ero già nei box, pronto a vivere ogni istante della giornata. E fin dai primi minuti ho capito che sarebbe stata un’esperienza speciale.
La possibilità di muoversi liberamente nel paddock, osservando i meccanici al lavoro a pochi passi di distanza, è qualcosa che difficilmente si dimentica. Per un appassionato di meccanica come il sottoscritto è stato semplicemente straordinario. Poter assistere da vicino alle operazioni sulle monoposto storiche, osservare ogni dettaglio, ogni attrezzo, ogni gesto eseguito con precisione chirurgica, è stato come entrare nel cuore pulsante della Formula 1.
Naturalmente non mancavano le leggendarie vetture della Scuderia Ferrari, anche se il lavoro dei tecnici di Maranello era comprensibilmente più riservato. Ma il vero spettacolo era rappresentato dalla straordinaria presenza delle Formula 1 britanniche degli anni Ottanta, quelle che Enzo Ferrari definiva con una punta di ironia gli “assemblatori”.
Williams, Lotus, Brabham, Tyrrell, March, ATS, Ensign, Hesketh, Arrows e Shadow: nomi che hanno scritto pagine indelebili della storia dell’automobilismo sportivo e che oggi erano tutte lì, pronte a scendere in pista per il 1° Gran Premio Historic F1 di San Marino – Memorial Elio De Angelis.
Camminare tra queste monoposto è stato come compiere un viaggio nel tempo. Ogni vettura raccontava una storia fatta di piloti coraggiosi, innovazioni tecniche e battaglie epiche combattute sui circuiti di tutto il mondo.
Per chi ama la tecnica, poi, il paddock era una vera e propria miniera d’oro. Molte di queste monoposto erano equipaggiate con il leggendario Ford Cosworth DFV da 3.000 cc, probabilmente uno dei motori più iconici della storia della Formula 1, abbinato al classico cambio Hewland a cinque rapporti.
Assistere alle regolazioni delle sospensioni, osservare la sostituzione degli iniettori del Cosworth o addirittura seguire il cambio dei rapporti interni del cambio Hewland è stato qualcosa di incredibile. Non attraverso uno schermo, non dietro una recinzione, ma a pochi metri da uomini che continuano a custodire e tramandare un patrimonio tecnico e sportivo unico al mondo.
Poi è arrivato il momento che, più di ogni altro, mi porterò dentro.
All’improvviso un Ford Cosworth DFV ha preso vita all’interno del box.
Prima qualche istante di attesa, poi il motore si è acceso con tutta la sua personalità. Un suono ruvido, metallico, violento e allo stesso tempo meraviglioso. Il rombo rimbalzava sulle pareti del box e attraversava il petto come un’onda d’urto. Non era semplicemente un motore acceso: era la voce di un’epoca irripetibile della Formula 1.
In quell’istante ho sentito salire l’adrenalina come raramente mi era capitato. Tutto il resto sembrava scomparire. Esistevano soltanto quel suono, l’odore della benzina e la consapevolezza di essere a pochi passi da un pezzo di storia del motorsport.
Per questo motivo, tornando a casa, ho avuto una sola certezza: giornate come questa ricordano perché amiamo così tanto i motori. Non si tratta soltanto di automobili o competizioni. Si tratta di emozioni, passione, storia e cultura tecnica. Si tratta di vivere, anche solo per un giorno, un sogno che continua a far battere il cuore come la prima volta.
E oggi, a Imola, quel sogno è diventato realtà.














